Torna indietro

Comunicato Stampa

 

Intervista di "VIAGGIA L’ITALIA" al Sindaco.

Viaggia l’Italia:Il Comune di San Severino Lucano, da lei guidato, punta sull’ecoturismo: concretamente, in cosa consiste tale politica?

Sindaco: valorizzazione del territorio e riqualificazione ambientale. Che vuol dire promuovere le peculiarità naturali del territorio di San Severino Lucano.
Il Sindaco Francesco Fiore Ad esempio la Lontra che vive solo da noi, sulle rive del torrente Peschiera dove ha trovato un habitat ancora incontaminato, la realizzazione di un “ Centro di Didattica e  di Educazione  Ambientale” ed il “Centro Visite” all’interno del Parco, incentivando in tutti i modi lo sviluppo di una moderna mentalità turistico-imprenditoriale nella popolazione.Tradotto in fatti significa presentare San Severino Lucano ai turisti in una veste gradevole ed accogliente, grazie ai contributi dati ai privati per ritinteggiare le case, al ripristino delle pavimentazioni in pietra, al restauro di piazze, borghi ed angoli tipici del paese e delle frazioni. Così, accanto alla ricettività alberghiera, che è già ben garantita ad ottimo livello, vorremmo veder nascere tutte quelle attività di contorno che il turista cerca per rilassarsi e spendere nelle ore serali. Anche in questo ambito, per scendere in concreto, abbiamo voluto aiutare un gruppo di giovani, dando loro in gestione gratuitamente un locale del Comune per potervi aprire la prima discoteca del paese.

Viaggia l’Italia:Perché aggiungere San Severino Lucano all’elenco delle più tradizionali e rinomate mete del turismo in montagna e all’aria aperta?

Sindaco: Perché il turista trova un territorio eccezionalmente bello, organizzato, con criteri di sviluppo turistico adeguati alla potenzialità della zona, ma rispettosi della tutela e della salvaguardia dell’ambiente. Senza rinnegare e trascurare, però, le tradizioni dell’artigianato, dell’agricoltura e dell’allevamento, di quella civiltà dalla quale traiamo le nostre origini, alla quale continuiamo ad essere legati e che vogliamo mantenere in vita per poter offrire al turista i sapori, gli odori ed i suoni schietti e genuini di un tempo passato che non tornerà più e che, altrove, è andato completamente perso.

 Intervista raccolta da Roberto Palozzi apparsa su "Viaggia l’Italia" n.12 Primavera 2001.

 San Severino Lucano, porta d’ingresso del Parco Nazionale del Pollino.

 San Severino Lucano, con i suoi 900 metri di altitudine , domina la valle del Frido dai primi anni del XVI secolo, quando fu fondato da una antica famiglia Normanna. Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino (tanto è vero che ospiterà il Centro Visite del Parco, in fase di allestimento), rappresenta il punto di partenza ideale per raggiungere alcune delle vette più alte del massiccio, come la Serra di Crispo, il monte Pollino e la vetta del Dolcedorme. E poi dalla pittoresca frazione Mezzana Salice (sede di un interessante “Museo della Civiltà Contadina”, con annesso centro informazioni) sono quasi infiniti gli itinerari naturalistici che si dipartono fino a raggiungere tutti gli angoli del Massiccio calabro-lucano, risultando il posto ideale per gli amanti della natura e dell’escursionismo. Dalle sponde del fiume Frido, a valle, fino agli oltre 2000 metri delle vette più alte, la natura dispiega tutta la sua bellezza e le sue forme variegate, con i boschi di cerri e castagni, i quali cedono pian piano il passo alle immense distese di faggi ed abeti, ed alle colonie di pini loricati, il simbolo del Parco. Non da meno è la varietà di fauna selvatica che, accanto ai diffusissimi scoiattoli e cinghiali, offre all’escursionista la possibilità di imbattersi in diverse specie di rapaci (poiane, nibbi, falchi), nel raro picchio verde, nelle coturnici, un tempo quasi sterminate per le loro carni squisite, nel capriolo italico, nel gatto selvatico, il canis lupus italicus, il vero ed originale tipo di lupo Appenninico. La star degli animali,se non altro per il grave pericolo di estinzione che incombe su di essa, è però la lontra che, nelle sponde e nelle acque del torrente Peschiera, trova ancora l’habitat ideale. Ma è la tradizione a scandire ancora i ritmi dei circa 2100 abitanti di San Severino Lucano, incarnata soprattutto dalla devozione alla Madonna del Pollino, celebrata la prima domenica di giugno con un’intensa processione che dal paese raggiunge il santuario costruito nel XVIII secolo a 1.537 metri di quota, per riportarvi l’ effige della Madonna, anche se la festa vera e propria cade la prima domenica di luglio. Il paese, davvero molto bello ed accogliente, è uno di quelli che sta guardando al turismo come alla più concreta possibilità di sviluppo economico, e che, sicuramente, sta investendo maggiormente in questo settore. L’attuale Amministrazione Comunale, presieduta dal Sindaco Francesco Fiore, non ha dubbi sulla bontà della direzione impressa al proprio operato, che sta facendo di San Severino Lucano un vero e proprio gioiello tra le montagne del Parco Nazionale del Pollino, un po’ come quello che Cortina d’Ampezzo fu per le Dolomiti durante gli anni cinquanta. Arrivando in paese colpisce in maniera profondamente positiva l’idea di ordine e pulito che le case, tutte ristrutturate e accortamente tinteggiate, suscitano nel visitatore al quale non possono sfuggire particolari all’apparenza insignificanti, come le nuove e caratteristiche recinzioni in legno che un po’ ovunque stanno sostituendo quelle meno “ambientaliste”in rete metallica, oppure i cestini per la spazzatura dei si cerca di ridurre al massimo l’impatto visivo negativo, indici di un’attenzione che il turista percepisce anche per se stesso, sentendosi immediatamente a proprio agio. Dicevamo prima del simbolo del Parco Nazionale del Pollino, famoso in tutto il Mondo: il pino loricato (Pinus leucodermis), vero e proprio “relitto glaciale” che deve la sua fama al fatto di essere presente in Europa solamente qui e nei Balcani, da cui l’elevatissimo valore scientifico- naturalistico. Alcuni esemplari hanno addirittura 900 anni di vita , nonostante crescano ben oltre i limiti della  vegetazione arborea. 

Testo di Roberto Palozzi apparso su "Viaggia l’Italia" n.12 Primavera 2001.

Torna indietro